Sul numero di Panorama Economy in edicola è stato pubblicato un mio articolo sul rapporto Unicredit, che sostiene che i finanziamenti statali sono "inutili, se non dannosi" per l'innovazione delle medie imprese meridionali.
Qui il link all'articolo.
mercoledì 17 dicembre 2008
mercoledì 10 dicembre 2008
Mega pile made in Caserta
Sul numero di Panorama Economy in edicola questa settimana è stato pubblicato un mio articolo intitolato "Mega pile made in Caserta".
Qui il link per visualizzare il sommario di Economy in formato .pdf.
Qui il link per visualizzare il sommario di Economy in formato .pdf.
mercoledì 5 novembre 2008
Il business resta in porto
Nel numero in edicola di "Panorama Economy" troverete un mio articolo intitolato "Il business resta in porto".
A questo link il sommario del numero di questa settimana.
IL BUSINESS RESTA IN PORTO
L'assessore regionale alle Attività produttive, Andrea Cozzolino, organizza un incontro tra imprese e operatori stranieri su una nave da crociera. Ma il progetto viene silurato da veti e gelosie.
di Giovanni lucianelli
Da «crociera delle eccellenze» a «Titanic del business»: il tutto in poco meno di un mese, il tempo necessario a far naufragare l'idea dell'assessore alle Attività produttive della Regione Campania, Andrea Cozzolino, di riunire per tre giorni piccole e medie imprese del terri¬torio e buyer stranieri su una nave, per sviluppare un circuito virtuoso di con¬tratti e scambi commerciali. Un'iniziativa andata a picco sotto le bordate dei colleghi di giunta, che hanno criticato la spesa, un milione di euro. interamente a carico delle casse regionali, e del mondo sindacale e imprenditoriale, i cui rappresentanti hanno lamentato uno scarso coinvolgimento.
Inevitabile il forfait della società cui era stata affidata l'organizzazione dell'evento, in programma dal 25 al 27 ottobre, nello scenario del Golfo di Napoli: Richmond Italia. Il motivo ufficiale sta nella mancata firma del contratto con Palazzo Santa Lucia, un ritardo che lo stesso assessore regionale ha motivato così: «Non è stato possibile siglare il contratto, perché Richmond non ha ancora for-malizzato lista e numero definitivo dei partecipanti, dato indispensabile per la determinazione dei costi e del contratto». È probabile, a questo punto, che le
parti finiscano in tribunale.
Il piano era ambizioso: a bordo di una delle ammiraglie del gruppo Msc - la «Melody» - avrebbero dovuto trovare ospitalità 120 rappresentanti di 60 aziende e 100 buyer (la metà stranieri, provenienti da Spagna, Francia, Gran Bretagna, Canada, Usa e Svizzera) per «valorizzare i rapporti con le piccole e medie imprese campane e potenziare le relazioni internazionali». In totale, oltre 400 i partecipanti a bordo, tra ospiti, relatori, rappre¬sentanti delle istituzioni e giornalisti. Sette i settori protagonisti (logistica, aerospaziale, filiera della casa, agroalimentare, riqualificazione del territorio, moda e biotech), ognuno caratterizzato da un prodotto o da un servizio di eccellenza «made in Campania».
La crociera era stata presentata in conferenza stampa agli inizi di ottobre con tanto di statistiche e di previsioni: poi, nel giro di qualche giorno l'iniziativa è «affondata». Prima sono arrivate le perplessità della stessa maggioranza di governo. L'unico a difendere Cozzolino è stato l'assessore al Turismo Claudio Velardi, che ha bollato come «provincialismo avvilente» le critiche alla manifestazione.
L'economista Mariano D'Antonio, titolare della delega al Bilancio, si è chiesto da dove arrivino i finanziamenti (un milione di euro), dal momento che nessuno lo ha avvisato del progetto. Confindustria Campania, Cisl e Confcommercio hanno lamentato il mancato «coinvolgimento del mondo associativo e sindacale nell'organizzazione del
l'evento». L'opposizione di centrodestra ha chiesto di annullare la crociera, a causa della crisi.Ma Cozzolino tira diritto: «Si fa così in tutto il mondo e ci attendiamo da questo appuntamento un grande ritorno, dal punto di vista dei contratti stipulati e delle relazioni intessute con i compratori internazionali, da parte delle imprese».
A conclusione di una settimana di litigi è arrivatala decisione di Richmond Italia di salpare verso altri lidi. Come probabilmente faranno quanti erano intenzionati a investire in Campania e che hanno avuto modo di intuire come si ragiona a queste latitudini.
Ottaviano, una rivista racconta la storia del boss Cutolo
Un altro articolo sulla collana "Vita da cattivi". Questa volta proviene dal portale "Il Mediano".
In edicola il bimestrale tascabile che ripercorre la vita criminale dei boss tra Napoli e Caserta, il secondo volume dedicato alla storia del boss di Ottaviano.
La storia del capo della Nco, in tutte le edicole di Napoli e Provincia. Questa l’iniziativa della Collana "Vita da Cattivi" diretta da Giovanni Lucianelli e Simone Di Meo; un percorso letterario per raccontare l’ascesa dei capi della malavita organizzata in tutta la Campania.
Il secondo volume dal titolo "Raffaele Cutolo, il creatore della Nco" vanta la prefazione del deputato Franco Barbato; al suo interno tutta la storia del capo della camorra ottavianese, fondatore della Nuova Camorra Organizzata ed attualmente in carcere condannato a nove ergastoli.
Il nuovo bimestrale tascabile è edito dalla ForumItalia Edizioni di Napoli e per i prossimi mesi continuerà a proporre le biografie dei personaggi della malavita campana, tra cui Vincenzo Mazzarella, il ras di San Giovanni a Teduccio.
Autore: Alessia Coscino
lunedì 29 settembre 2008
martedì 8 luglio 2008
Vendite (e regole) corrono sul filo
Il pezzo pubblicato questa settimana su Panorama Economy si occupa di teleselling. Un mercato che, in Italia, vale un miliardo di euro. Manca però un vero sistema di assistenza al cliente. Vodafone lo sta sperimentando, e i primi risultati positivi non tardano ad arrivare.
Ecco il link all'articolo.
VENDITE (E REGOLE)CORRONO SUL FILO
TELESELLING In Italia gli acquisti fatti tramite cali center valgono 1 miliardo di euro. Ma manca un vero servizio al cliente. Che Vodafone, invece, sta sperimentando. Con successo.
di Giovanni Lucianelli
La flessibilità non è precarietà e, soprattutto, il mondo del teleselling, cioè le vendite telefoniche, rappresenta, per dinamicità e prospettive di sviluppo, un importante volano per interi comparti dell'economia italiana: al bando, dunque, gli stereotipi che vogliono i call center come le nuove catene di montaggio del Terzo millennio. L'invito arriva da Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, dove il 18 giugno Vodafone Italia ha riunito docenti universitari, manager e rappresentanti sindacali per elaborare una nuova strategia per la regolamentazione di un settore che impiega circa 250 mila lavoratori per un fatturato annuo di 1 miliardo di euro.
«Ci sono 30 mila posti a rischio» ha denunciato Paolo Pirani, segretario confederale Uil, «e questo a causa della crisi e della mancanza di regole: stiamo assistendo a migrazioni di massa da parte di aziende che, per aggiudicarsi gli appalti, si trasferiscono in Paesi stranieri in cui non esistono controlli sui minimi salariali e sui vincoli contrattuali». Il rischio è impoverire il mercato in Italia e «provo-
care un cortocircuito nei sistemi di concorrenza, a tutto vantaggio delle società che non rispettano le regole». Da qui l'idea di dotare le società virtuose di un «bollino blu» di garanzia. Giorgio De Michelis, docente di informatica all'Università di Milano Bicocca, ha sottolineato invece la necessità di «un codice di qualità, che possa migliorare il grado di soddisfazione dell'utente finale e incrementare la comunicazione personalizzata, attraverso la nuova professione del "venditore a distanza".
Sul rapporto cliente-società ha battuto invece Manlio Costantini, direttore delle customer operation di Vodafone Italia, che ha illustrato il nuovo servizio di customer care della multinazionale della telefonia che permette all'utente, grazie ai dati contenuti in un sms identificativo, di poter telefonare sempre allo stesso operatore, «sviluppando così un durevole rapporto di fiducia con la società: questo è un progetto che sta riscuotendo un enorme successo».
Per Enrico Donati, fondatore di Des e Assist, società attive nella fornitura di servizi di teleselling, e Umberto Costa-magna, presidente di Assocontact, l'associazione dei call center in outsourcing, «occorre costruire un settore sostenibile, puntando su innovazione, qualità e risorse umane» e demolendo l'immagine distorta dei call center come «ca¬nali di vendita senza regole e tutele per il consumatore».
Autocondotta come punto di riferimento
Nel teleselling, cioè nelle vendite telefoniche, Vodafone ha adottato un codice di autocondotta che è diventato subito un riferimento obbligatorio per i propri operatori e per quelli dell'outsourcing e che si basa su tre specifici aspetti: definizione degli orari di contatto, chiarezza delle offerte e trasparenza dei prezzi. Cui aggiungere una sorta di «cassetta degli attrezzi» (fatta di script, procedure, strumenti e sistemi di controllo) e di piani incentivanti (remunerazione variabile in relazione al raggiungimento degli obiettivi), in grado di trasformare il «vecchio» operatore del cali center in un «customer care sales», cioè un venditore a distanza corretto e non invadente. Un agente di commercio, insomma, che usa il telefono come principale strumento di lavoro.
giovedì 19 giugno 2008
Una vita da cattivi: Francesco Schiavone
Esce il volume di "Vita da cattivi" su Francesco "Sandokan" Schiavone.
Tra i vari organi di stampa, la notizia è stata riportata anche da Casertasette.
UNA VITA DA CATTIVI:
FRANCESCO SCHIAVONE
Con intervista all’avvocato Michele Santonastaso.-
Elaborazione e commenti a cura di Ferdinando Terlizzi
Per la Collana “Vita da Cattivi“, diretta da Giovanni Lucianelli, ( a cura di Simone Di Meo e Vittorio Falco ), è uscito il primo numero dell’opera, dedicato a Francesco Schiavone: Sandokan.
Mentre prosegue quella dedicata ai camorristi napoletani: finora sono usciti i numeri dedicati a Eduardo Contini ( il boss in smoking, con prefazione di Sergio De Gregorio ) e quello a Luigi Giuliano ( il re di Forcella, con prefazione dell’on. Michele Florino, componente dell’Antimafia).
I volumetti tascabili – in bella veste tipografica – sono editi dalla ForumItalia Edizioni di Napoli e sono pubblicati quali supplementi della rivista omonima diretta da Emilia Velardi Colasanti il cui vice direttore è Simone Di Meo ( giornalista e autore, tra l’altro, di un interessante volume: “L’Impero della Camorra” – Vita violenta del boss Paolo di Lauro, padrino di Secondigliano”. Per i tipi della Nuova Narrativa Newton.
Il piano dell’opera dei boss napoletani prevede volumi dedicati a:
1. Giuseppe Misso, il padrino scrittore;
2. Raffaele Cutolo, il creatore della NCO;
3. Vincenzo Mazzarella, il generale dell’est;
4. Ciro Mariano, il sovrano dei Quartieri spagnoli;
5. Pietro Lago, l’impero del calcestruzzo;
6. Carmine Alfieri, il capo della cupola;
7. Vincenzo Licciardi, il secondiglianese;
8. Angelo Nuvoletta, il mafioso della sampania;
9. Mario Fabbrocino, il boss dei due mondi;
10. Ciro Sarno, il sindaco di Ponticelli;
11. Valentino Gionta, gli affari dell’area Sud;
12. Francesco Mallardo, il mago delle evasioni;
13. Francesco Schiavone, l’esercito di Sandokan.
Per le guerre di camorra e i segreti delle cosche
14. Sconsigliano
15. Portici.Ercolano
16. Sanità
17. Ponticelli
18. Forcella
19. San Giovanni a Teduccio
20. I tesori dei boss
21. Il vocabolario dei camorristi
22. La camorra Spa
23. I misteri dei clan
Mentre per quanto attiene invece alla collana dedicata ai boss casertani i volumi annunciati sono oltre a quello di Francesco Schiavone – Sandokan
1. Antonio Bardellino
2. Francesco Bidognetti
3. Augusto La Torre
4. Michele Zagaria
5. Antonio Jovine
6. L’offensiva dello stato
7. L’omicidio di Don Peppino Diana
8. Il processo Spartacus e primi pentimenti
9. L’Impero dei Casalesi
10. L’affare rifiuti Spa
11. Gli eredi dei Casalesi
IL BOSS COL MITO DI NAPOLEONE
Cinque anni vissuti nell'ombra, senza mai lasciare la sua terra. Lontano dai riflettori della cronaca, vicino, vicinissimo, agli affiliati e alla sua famiglia. Poi, l’arresto del capo dei capi della camorra casertana e la rivalsa dello Stato sullo strapotere della camorra che a Casal di Principe, Caserta e San Cipriano d'Aversa ha i volti e i nomi degli esponenti del clan dei Casalesi. La cattura di Francesco Schiavone, 54 anni capo indiscusso dell’organizzazione criminale nata alla fine degli anni Ottanta sulla scia della disfatta del gruppo di Antonio Bardellino segnò l'inizio della controffensiva dell'Antimafia in Terra di Lavoro. Innamorato del mito di Napoleone, Francesco Schiavone viene definito dagli inquirenti “una mente criminale di primissimo livello”, capace di intessere rapporti di affari con la politica e con gli imprenditori, di gestire flussi economici di portata milionaria e di imporre il suo potere di capoclan feroce astuto su un territorio tanto vasto quanto ambito dai sodalizi più forti della camorra campana, godendo dell’appoggio di esponenti della vita politica locale. Il primo arresto di Sandokan risale al 1972, quando Schiavone aveva appena 18 anni. Fu fermato per detenzione abusiva di armi, ma già si sospettavano legami con la criminalità organizzata. Come il padrino mafioso Totò Riina, anche Schiavone iniziò da giovanissimo ad inseguire il sogno di diventare un uomo d'onore. Disposti a tutto, pur di arrivare a brillare nel firmamento dei boss. Privi di scrupoli, senza porre alcun limite nella ricerca del denaro e del potere. E come Riina, Schiavone non si separò mai dalla sua famiglia: concepì due dei suoi sette figli durante la latitanza, sfidando a viso aperto lo Stato. L'ultima. figlia nacque nel marzo del 1997 nella clinica Ruesch di Napoli. ( N.d.R. Un figlio si è sposato proprio l’altro giorno in concomitanza con il funerale di Michele Orsi). Ma non furono questi gli unici punti di contatto tra il boss dei Casalesi e il padrino di Cosa nostra. Schiavone e Riina condivisero la cella nel carcere dell’Asinara. Con loro anche Augusto La Torre (poi passato a collaborare con la giustizia) e Luigi Venosa entrambi ritenuti capi dei clan che da loro prendono nome e che, negli anni Novanta, si opporranno proprio ai casalesi.
27 marzo 2008
Processo Spartacus in appello
"Gestione poco chiara dei pentiti"
Minaccia in aula, parla l'avvocato
Michele Santonastaso ( di Giorgio Amadori )
Nell'aula bunker del carcere di Poggioreale a Napoli giovedì 13 marzo è scoppiato un putiferio. L'avvocato Michele Santonastaso. difensore dei boss della camorra Francesco Bidognetti e Antonio lovine, ha letto ai giudici, tutto d'un fiato, 60 pagine con cui chiedeva di trasferire, per legittimo sospetto, il processo Spartacus contro il clan dei Casalesi. Il legale ha snocciolato intercettazioni e documenti, sconosciuti ai più, per dimostrare come i pentiti concordassero tra loro le proprie testimonianze. Non basta. Nelle trascrizioni d quattro telefonate, un collaboratore di giustizia, Carmine Schiavone. come riportato da Panorama, riferiva di pressioni “per accusare Berlusconi”. Ma tutto questo è passato in secondo piano. Il motivo? L'avvocato Santonastaso ha commesso una ingenuità e ha firmato le sue accuse a giornalisti (tra cui Roberto Saviano. autore del saggio Gomorra ) e magistrati (in particolare il pubblico ministero Raffaele Cantone) per nome e per conto dei due boss che difendeva. E le carte segrete del difensore sono immediatamente diventate per media e inquirenti un attacco della camorra alle istituzioni. Risultato: una cronista citata nell'atto e finita sotto scorta e la procura ha affidato a un gruppo di magistrati l'incarico di ricostruire i fatti e verificare l'entità delle presunte minacce. Stigmatizzate persino dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
D) Avvocato Santonastaso, un bel pasticcio?
R) E’ proprio così. Anche perché su 60 pagine, dalla stampa sono state sottolineate solo poche espressioni come “giornalista prezzolata” o «magistrato alla ricerca di pubblicità». Forse oggi non le userei più.
D) II problema è che quelle parole sono finite in bocca
a due boss della camorra.
R) La richiesta di rimessione la potevo fare solo per conto dei miei assistiti.
D) Ma poteva evitare di indicare i nomi dei giornalisti.
Adesso dovranno vivere sotto protezione.
R) Nell’istanza che è un atto giudiziario e non un bando ho citato tre articoli che lanciavano sospetti di collusione con la camorra su giudici e avvocati. Anche i cronisti dovrebbero misurare le parole.
D) E’ vero che ha lasciato la difesa dei suoi clienti a
causa delle polemiche?
R) La mia decisione nasce da una riflessione: le carte che ho depositato dimostrano che i collaboratori di giustizia subiscono pressioni e sollecitazioni e che quindi e impossibile una difesa serena.
D) Vuole scatenare altre polemiche?
R) No, ma mi lasci spiegare. I documenti provano che
numerosi pentiti, durante i processi, a cavallo delle udienze, erano in contatto tra loro, concordavano dichiarazioni accusatorie, riferivano di presunti accordi presi tra giudici e pm. E che fa la procura? Sembra che indaghi sulla mia istanza.
D) Ammetterà che il tono era sbagliato...
R) Probabilmente sì. Solo che a scrivere ero io e non i miei clienti. I Casalesi non hanno minacciato nessuno, non avrebbero potuto farlo tramite me. Non conoscevano neppure una parola della mia richiesta. L'ho terminata mercoledì notte, chiuso nel mio studio, e poi giovedì, l’ho letta in aula. Purtroppo le polemiche hanno oscurato la sostanza del mio lavoro. E ora sugli episodi che ho denunciato, compresa la vicenda che riguarda Berlusconi, c’è il rischio che non indachi più nessuno”.
( Nota di Ferdinando Terlizzi )
Nelle 60 cartelle lette dall’avvocato Santonastaso in aula per chiedere la legittima suspicione del processo d’appello – detto Spartacus – in favore dei suoi assistiti Francesco Bidognetti e Antonio Iovine, c'è chi ritene che non vi è una sola parola o un solo rigo di minacce nè contro i giornalisti né contro un preciso pubblico ministero.
Chi si faccia a leggere – ben collegando il cervello con la bocca – riporterà chiara l’impressione che vi è stata una interpretazione (affrettata, errata o voluta ) da parte di molti. La chiave di lettura di tutta l’istanza è raccolta nell’accusa dei due imputati nei confronti di chi ha manovrato i pentiti a proprio piacimento. Ma questo nessuno lo ha riportato o scritto… Per quanto riguarda l’ipotesi formulata dall’avvocato Santonastaso – che starebbero indagando contro di lui e non contro i sospettati di abusi vari – dobbiamo assolutamente dargli ragione e in proposito ci viene in mente il comportamento di un piemme della procura sammaritana degli anni Ottanta, il quale si scriveva lettere anonime e indagava a suo piacimento. Non solo – ma – appena riceveva una querela per diffamazione – specialmente contro un giornalista dell'epoca – iniziava immediatamente una indagine contro il querelante. Niente di nuovo sotto il sole caro avvocato Santonastaso…
Tra i vari organi di stampa, la notizia è stata riportata anche da Casertasette.
UNA VITA DA CATTIVI:
FRANCESCO SCHIAVONE
Con intervista all’avvocato Michele Santonastaso.-
Elaborazione e commenti a cura di Ferdinando Terlizzi
Per la Collana “Vita da Cattivi“, diretta da Giovanni Lucianelli, ( a cura di Simone Di Meo e Vittorio Falco ), è uscito il primo numero dell’opera, dedicato a Francesco Schiavone: Sandokan.
Mentre prosegue quella dedicata ai camorristi napoletani: finora sono usciti i numeri dedicati a Eduardo Contini ( il boss in smoking, con prefazione di Sergio De Gregorio ) e quello a Luigi Giuliano ( il re di Forcella, con prefazione dell’on. Michele Florino, componente dell’Antimafia).
I volumetti tascabili – in bella veste tipografica – sono editi dalla ForumItalia Edizioni di Napoli e sono pubblicati quali supplementi della rivista omonima diretta da Emilia Velardi Colasanti il cui vice direttore è Simone Di Meo ( giornalista e autore, tra l’altro, di un interessante volume: “L’Impero della Camorra” – Vita violenta del boss Paolo di Lauro, padrino di Secondigliano”. Per i tipi della Nuova Narrativa Newton.
Il piano dell’opera dei boss napoletani prevede volumi dedicati a:
1. Giuseppe Misso, il padrino scrittore;
2. Raffaele Cutolo, il creatore della NCO;
3. Vincenzo Mazzarella, il generale dell’est;
4. Ciro Mariano, il sovrano dei Quartieri spagnoli;
5. Pietro Lago, l’impero del calcestruzzo;
6. Carmine Alfieri, il capo della cupola;
7. Vincenzo Licciardi, il secondiglianese;
8. Angelo Nuvoletta, il mafioso della sampania;
9. Mario Fabbrocino, il boss dei due mondi;
10. Ciro Sarno, il sindaco di Ponticelli;
11. Valentino Gionta, gli affari dell’area Sud;
12. Francesco Mallardo, il mago delle evasioni;
13. Francesco Schiavone, l’esercito di Sandokan.
Per le guerre di camorra e i segreti delle cosche
14. Sconsigliano
15. Portici.Ercolano
16. Sanità
17. Ponticelli
18. Forcella
19. San Giovanni a Teduccio
20. I tesori dei boss
21. Il vocabolario dei camorristi
22. La camorra Spa
23. I misteri dei clan
Mentre per quanto attiene invece alla collana dedicata ai boss casertani i volumi annunciati sono oltre a quello di Francesco Schiavone – Sandokan
1. Antonio Bardellino
2. Francesco Bidognetti
3. Augusto La Torre
4. Michele Zagaria
5. Antonio Jovine
6. L’offensiva dello stato
7. L’omicidio di Don Peppino Diana
8. Il processo Spartacus e primi pentimenti
9. L’Impero dei Casalesi
10. L’affare rifiuti Spa
11. Gli eredi dei Casalesi
IL BOSS COL MITO DI NAPOLEONE
Cinque anni vissuti nell'ombra, senza mai lasciare la sua terra. Lontano dai riflettori della cronaca, vicino, vicinissimo, agli affiliati e alla sua famiglia. Poi, l’arresto del capo dei capi della camorra casertana e la rivalsa dello Stato sullo strapotere della camorra che a Casal di Principe, Caserta e San Cipriano d'Aversa ha i volti e i nomi degli esponenti del clan dei Casalesi. La cattura di Francesco Schiavone, 54 anni capo indiscusso dell’organizzazione criminale nata alla fine degli anni Ottanta sulla scia della disfatta del gruppo di Antonio Bardellino segnò l'inizio della controffensiva dell'Antimafia in Terra di Lavoro. Innamorato del mito di Napoleone, Francesco Schiavone viene definito dagli inquirenti “una mente criminale di primissimo livello”, capace di intessere rapporti di affari con la politica e con gli imprenditori, di gestire flussi economici di portata milionaria e di imporre il suo potere di capoclan feroce astuto su un territorio tanto vasto quanto ambito dai sodalizi più forti della camorra campana, godendo dell’appoggio di esponenti della vita politica locale. Il primo arresto di Sandokan risale al 1972, quando Schiavone aveva appena 18 anni. Fu fermato per detenzione abusiva di armi, ma già si sospettavano legami con la criminalità organizzata. Come il padrino mafioso Totò Riina, anche Schiavone iniziò da giovanissimo ad inseguire il sogno di diventare un uomo d'onore. Disposti a tutto, pur di arrivare a brillare nel firmamento dei boss. Privi di scrupoli, senza porre alcun limite nella ricerca del denaro e del potere. E come Riina, Schiavone non si separò mai dalla sua famiglia: concepì due dei suoi sette figli durante la latitanza, sfidando a viso aperto lo Stato. L'ultima. figlia nacque nel marzo del 1997 nella clinica Ruesch di Napoli. ( N.d.R. Un figlio si è sposato proprio l’altro giorno in concomitanza con il funerale di Michele Orsi). Ma non furono questi gli unici punti di contatto tra il boss dei Casalesi e il padrino di Cosa nostra. Schiavone e Riina condivisero la cella nel carcere dell’Asinara. Con loro anche Augusto La Torre (poi passato a collaborare con la giustizia) e Luigi Venosa entrambi ritenuti capi dei clan che da loro prendono nome e che, negli anni Novanta, si opporranno proprio ai casalesi.
27 marzo 2008
Processo Spartacus in appello
"Gestione poco chiara dei pentiti"
Minaccia in aula, parla l'avvocato
Michele Santonastaso ( di Giorgio Amadori )
Nell'aula bunker del carcere di Poggioreale a Napoli giovedì 13 marzo è scoppiato un putiferio. L'avvocato Michele Santonastaso. difensore dei boss della camorra Francesco Bidognetti e Antonio lovine, ha letto ai giudici, tutto d'un fiato, 60 pagine con cui chiedeva di trasferire, per legittimo sospetto, il processo Spartacus contro il clan dei Casalesi. Il legale ha snocciolato intercettazioni e documenti, sconosciuti ai più, per dimostrare come i pentiti concordassero tra loro le proprie testimonianze. Non basta. Nelle trascrizioni d quattro telefonate, un collaboratore di giustizia, Carmine Schiavone. come riportato da Panorama, riferiva di pressioni “per accusare Berlusconi”. Ma tutto questo è passato in secondo piano. Il motivo? L'avvocato Santonastaso ha commesso una ingenuità e ha firmato le sue accuse a giornalisti (tra cui Roberto Saviano. autore del saggio Gomorra ) e magistrati (in particolare il pubblico ministero Raffaele Cantone) per nome e per conto dei due boss che difendeva. E le carte segrete del difensore sono immediatamente diventate per media e inquirenti un attacco della camorra alle istituzioni. Risultato: una cronista citata nell'atto e finita sotto scorta e la procura ha affidato a un gruppo di magistrati l'incarico di ricostruire i fatti e verificare l'entità delle presunte minacce. Stigmatizzate persino dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
D) Avvocato Santonastaso, un bel pasticcio?
R) E’ proprio così. Anche perché su 60 pagine, dalla stampa sono state sottolineate solo poche espressioni come “giornalista prezzolata” o «magistrato alla ricerca di pubblicità». Forse oggi non le userei più.
D) II problema è che quelle parole sono finite in bocca
a due boss della camorra.
R) La richiesta di rimessione la potevo fare solo per conto dei miei assistiti.
D) Ma poteva evitare di indicare i nomi dei giornalisti.
Adesso dovranno vivere sotto protezione.
R) Nell’istanza che è un atto giudiziario e non un bando ho citato tre articoli che lanciavano sospetti di collusione con la camorra su giudici e avvocati. Anche i cronisti dovrebbero misurare le parole.
D) E’ vero che ha lasciato la difesa dei suoi clienti a
causa delle polemiche?
R) La mia decisione nasce da una riflessione: le carte che ho depositato dimostrano che i collaboratori di giustizia subiscono pressioni e sollecitazioni e che quindi e impossibile una difesa serena.
D) Vuole scatenare altre polemiche?
R) No, ma mi lasci spiegare. I documenti provano che
numerosi pentiti, durante i processi, a cavallo delle udienze, erano in contatto tra loro, concordavano dichiarazioni accusatorie, riferivano di presunti accordi presi tra giudici e pm. E che fa la procura? Sembra che indaghi sulla mia istanza.
D) Ammetterà che il tono era sbagliato...
R) Probabilmente sì. Solo che a scrivere ero io e non i miei clienti. I Casalesi non hanno minacciato nessuno, non avrebbero potuto farlo tramite me. Non conoscevano neppure una parola della mia richiesta. L'ho terminata mercoledì notte, chiuso nel mio studio, e poi giovedì, l’ho letta in aula. Purtroppo le polemiche hanno oscurato la sostanza del mio lavoro. E ora sugli episodi che ho denunciato, compresa la vicenda che riguarda Berlusconi, c’è il rischio che non indachi più nessuno”.
( Nota di Ferdinando Terlizzi )
Nelle 60 cartelle lette dall’avvocato Santonastaso in aula per chiedere la legittima suspicione del processo d’appello – detto Spartacus – in favore dei suoi assistiti Francesco Bidognetti e Antonio Iovine, c'è chi ritene che non vi è una sola parola o un solo rigo di minacce nè contro i giornalisti né contro un preciso pubblico ministero.
Chi si faccia a leggere – ben collegando il cervello con la bocca – riporterà chiara l’impressione che vi è stata una interpretazione (affrettata, errata o voluta ) da parte di molti. La chiave di lettura di tutta l’istanza è raccolta nell’accusa dei due imputati nei confronti di chi ha manovrato i pentiti a proprio piacimento. Ma questo nessuno lo ha riportato o scritto… Per quanto riguarda l’ipotesi formulata dall’avvocato Santonastaso – che starebbero indagando contro di lui e non contro i sospettati di abusi vari – dobbiamo assolutamente dargli ragione e in proposito ci viene in mente il comportamento di un piemme della procura sammaritana degli anni Ottanta, il quale si scriveva lettere anonime e indagava a suo piacimento. Non solo – ma – appena riceveva una querela per diffamazione – specialmente contro un giornalista dell'epoca – iniziava immediatamente una indagine contro il querelante. Niente di nuovo sotto il sole caro avvocato Santonastaso…
mercoledì 11 giugno 2008
In Campania non tutto è da buttare
"In Campania non è tutto da buttare" è il titolo dell'articolo pubblicato sul numero di Panorama Economy in edicola e scritto a quattro mani con il collega Gianluca Ferraris. Nella nostra regione, oltre alla crisi rifiuti, c'è anche altro. E parte di questo altro è dedicato proprio a contribuire alla risoluzione dell'emergenza.
giovedì 13 marzo 2008
La prima enciclopedia dedicata alla camorra
Dal Corriere Adriatico e dall'Associazione Cuntrastamu
Sarà presentata oggi, alle ore 12, nella Saletta rossa della storica Libreria Guida a Port'Alba, a Napoli, la prima enciclopedia della camorra napoletana. Si tratta di 25 volumi dedicati ai boss più temuti e potenti degli ultimi anni e alle faide che hanno insanguinato il territorio partenopeo. L’opera si intitola Le biografie criminali dei boss della camorra. La collana I Cattivi, a cura dei cronisti Simone Di Meo e Vittorio Falco e diretta dal giornalista Giovanni Lucianelli, si apre con la biografia criminale di Eduardo Contini, il padrino del centro storico di Napoli, inserito dal Viminale nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi d’Italia, capo incontrastato di un impero da centinaia di milioni di euro. La prefazione del primo volume è stata scritta dal senatore Sergio De Gregorio, autore di una famosa intervista al pentito di mafia Tommaso Buscetta sulla nave da crociera Monterey e attuale presidente della Commissione Difesa del Senato. Ogni volume sarà introdotto da una prefazione, che sarà affidata a esponenti del mondo politico, culturale e della società civile, che descriverà i tratti salienti del personaggio e i suoi contatti con la realtà partenopea. E' un’iniziativa - ha sottolineato Giovanni Lucianelli - che non ha intenti apologetici, al contrario: vogliamo raccontare l’attualità di un male che dilaga e che rappresenta uno dei cancri di un popolo che sta tentando, tra mille difficoltà, di risalire la china. Ed è probabilmente soltanto conoscendolo, che si potrà davvero batterlo.
In un contesto delinquenziale - hanno aggiunto Di Meo e Falco - mutabile e mutevole come quello partenopeo, in cui finanche le relazioni investigative sono in ritardo rispetto ai veri assetti dei clan di camorra, spesso si predilige raccontare dell’ambiente e poco dei personaggi. Abbiamo cercato di invertire la tendenza.
Sarà presentata oggi, alle ore 12, nella Saletta rossa della storica Libreria Guida a Port'Alba, a Napoli, la prima enciclopedia della camorra napoletana. Si tratta di 25 volumi dedicati ai boss più temuti e potenti degli ultimi anni e alle faide che hanno insanguinato il territorio partenopeo. L’opera si intitola Le biografie criminali dei boss della camorra. La collana I Cattivi, a cura dei cronisti Simone Di Meo e Vittorio Falco e diretta dal giornalista Giovanni Lucianelli, si apre con la biografia criminale di Eduardo Contini, il padrino del centro storico di Napoli, inserito dal Viminale nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi d’Italia, capo incontrastato di un impero da centinaia di milioni di euro. La prefazione del primo volume è stata scritta dal senatore Sergio De Gregorio, autore di una famosa intervista al pentito di mafia Tommaso Buscetta sulla nave da crociera Monterey e attuale presidente della Commissione Difesa del Senato. Ogni volume sarà introdotto da una prefazione, che sarà affidata a esponenti del mondo politico, culturale e della società civile, che descriverà i tratti salienti del personaggio e i suoi contatti con la realtà partenopea. E' un’iniziativa - ha sottolineato Giovanni Lucianelli - che non ha intenti apologetici, al contrario: vogliamo raccontare l’attualità di un male che dilaga e che rappresenta uno dei cancri di un popolo che sta tentando, tra mille difficoltà, di risalire la china. Ed è probabilmente soltanto conoscendolo, che si potrà davvero batterlo.
In un contesto delinquenziale - hanno aggiunto Di Meo e Falco - mutabile e mutevole come quello partenopeo, in cui finanche le relazioni investigative sono in ritardo rispetto ai veri assetti dei clan di camorra, spesso si predilige raccontare dell’ambiente e poco dei personaggi. Abbiamo cercato di invertire la tendenza.
giovedì 6 marzo 2008
Ascesa e caduta di un boss, Simone Di Meo racconta la vita di Paolo Di Lauro
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Aniello, scendi, c’ho quella roba per te”. Tutto inizia così, con uno squillo al citofono e una sventagliata di mitra esplosa dietro l’astuzia di una partita di gioeilli da piazzare. Aniello La Monica ha poco più di quarant’anni quando viene ammazzato all’uscita di casa. E’ il boss di Secondigliano, fa parte della “Nuova Famiglia”, il cartello che si oppone all’esercito di Raffaele Cutolo. Ma non è il ‘professore’ di Ottaviano. a volerlo al camposanto. La Monica è la prima vittima di un nuovo e spietato gruppo criminale che di lì a poco sarebbe salito ai vertici della camorra: il clan di Paolo di Lauro. La Monica era rimasto vittima di quelli che considerava i suoi figli, perché anche un camorrista si deve fidare di qualcuno. Ma si era fidato delle persone sbagliate. A raccontare le vicende e gli intrighi del clan di via Cupa dell’Arco, a Secondigliano, è il libro “L’impero della camorra. Vita violenta del boss Paolo Di Lauro”, di cui è autore il giornalista Simone Di Meo. Edito da Newton Compton, il volume è stato presentato ieri alla libreria “Fnac” nel corso di un incontro col pubblico, coordinato dal giornalista Giovanni Lucianelli e al quale hanno preso parte anche l’ex pm, Luigi Bobbio, e il suo collega Giovanni Corona. Per l’autore è fondata la denuncia della Commissione Antimafia sull’invasività della camorra nei sistemi economici della nostra regione…
Aniello, scendi, c’ho quella roba per te”. Tutto inizia così, con uno squillo al citofono e una sventagliata di mitra esplosa dietro l’astuzia di una partita di gioeilli da piazzare. Aniello La Monica ha poco più di quarant’anni quando viene ammazzato all’uscita di casa. E’ il boss di Secondigliano, fa parte della “Nuova Famiglia”, il cartello che si oppone all’esercito di Raffaele Cutolo. Ma non è il ‘professore’ di Ottaviano. a volerlo al camposanto. La Monica è la prima vittima di un nuovo e spietato gruppo criminale che di lì a poco sarebbe salito ai vertici della camorra: il clan di Paolo di Lauro. La Monica era rimasto vittima di quelli che considerava i suoi figli, perché anche un camorrista si deve fidare di qualcuno. Ma si era fidato delle persone sbagliate. A raccontare le vicende e gli intrighi del clan di via Cupa dell’Arco, a Secondigliano, è il libro “L’impero della camorra. Vita violenta del boss Paolo Di Lauro”, di cui è autore il giornalista Simone Di Meo. Edito da Newton Compton, il volume è stato presentato ieri alla libreria “Fnac” nel corso di un incontro col pubblico, coordinato dal giornalista Giovanni Lucianelli e al quale hanno preso parte anche l’ex pm, Luigi Bobbio, e il suo collega Giovanni Corona. Per l’autore è fondata la denuncia della Commissione Antimafia sull’invasività della camorra nei sistemi economici della nostra regione…
sabato 1 marzo 2008
Vita e opere di Ciruzzo il re di Secondigliano
Articolo di La Repubblica sul libro "L'impero della camorra" scritto dal collega Simone Di Meo, che sarà presentato da Fnac martedì 4.
Un tale Aniello La Monica. Lui, l' ennesimo, anonimo per gli italiani ma non per i clan di camorra, governante occulto di Napoli, viene ammazzato da una sventagliata di mitra un giorno di vent' anni fa davanti a casa sua. Scena modello I soliti sospetti. Vent' anni dopo le confidenze di autorevoli fonti ai cronisti cominciano a parlare in un certo modo di un camorrista "anomalo" sin dal battesimo: Paolo Di Lauro, nome borghese al quale si sostituisce un soprannome più in carattere con l' ambiente e le bische e i casinò di cui è appassionato: Ciruzzo 'o milionario. La sua fedina penale per anni è quasi immacolata, a parte una multa per eccesso di velocità. Simone Di Meo comincia il suo racconto che fluisce libero, senza accelerazioni e senza corti circuiti, non puntando su leggende metropolitane, ma attenendosi solo ai fatti, dagli anni subito a ridosso del terremoto dell' 80. Comandano i Nuvoletta, Poggio Vallesana, a Marano, tranne il nome, ha poco di salubre. Il fiduciario della Nuova Famiglia, clan che si oppone alla Nco di Cutolo segando in due i territori dei poteri criminali in Campania, è quel La Monica. E per tentare la scalata bisogna farlo fuori. Lo capisce prima degli altri Paolo Di Lauro. Costui ha tutto per riuscire: è educato e apparentemente conciliante come un altro boss che sapeva trattare e spartire con i politici, Pasquale Galasso; ha negli occhi la crudezza e il gelo di Totò Riina. Trovano una scusa, la contabilità sbagliata, e fanno fuori il fiduciario di don Aniello Nuvoletta. Il boss naturalmente è consenziente: il segno che il clan ha rotto anche con il referente di La Monica, Zaza. è il segnale di un' intuizione. La fine dell' impero del contrabbando, l' inizio dell' era della droga. La Monica non voleva "la roba" nel suo territorio. La Monica era vecchio, andava eliminato. La scalata di Di Lauro comincia da qui. Il personaggio è anomalo e resta tale: non sa sparare, nasce come magliaro - vende corredi e giubbotti di pelle in giro per l' Italia per conto della camorra - sa star zitto come nessuno, virtù principale per chi aspira a comandare. In più, invece di impelagarsi in ogni zuffa di quartiere, si mostra disponibile e divide i guadagni con chi tenta di mettergli i bastoni tra le ruote. Il racconto scorre sotto forma di lunga confessione di un pentito di camorra a un pm della Procura antimafia. Significativo il dialogo: «A Napoli gli imprenditori veri non esistono - spiega il pentito - Gli unici imprenditori veri rimasti in Italia sono camorristi e mafiosi». E al magistrato che rintuzza a Di Lauro omicidi e droga, risponde: «è un imprenditore capace, perché quello che ha fatto lui pochi altri sarebbero in grado di ripeterlo». La frase rivela che senza mitizzazione non si ha meta-letteratura della camorra. Se di Scarface non si fosse mostrato il volto maledetto ma "epico", sporco ma coraggioso, sempre preso nelle maglie di giudizi ambigui, lasciandolo alla fine solo contro tutti (captatio benevolentiae estrema) non si sarebbe dato il "capolavoro". Così Saviano fantastica di cadaveri cinesi ammucchiati in silos, mostrando quanto sia diventato sottile il confine tra letteratura e cronaca. Ma al tempo stesso "esporta" una storia della camorra ad usum delphini che fa chiaro il concetto di una imprenditoria su larga scala, contro la vecchia idea del controllo del territorio per bande. "L' impero della camorra" di Simone Di Meo pare sia più ispirato a Joe Marrazzo che a "Gomorra", ma di lui Saviano dice: "A Di Meo non piace pontificare, né addentrarsi nella fenomenologia dei clan. Gli piacciono i fatti...". Il libro si presenterà martedì alle 18 alla Fnac (via Luca Giordano 59) con Giovanni Corona, Luigi Bobbio e Giovanni Lucianelli. - STELLA CERVASIO
venerdì 22 febbraio 2008
Il 4 marzo la presentazione del libro "L'impero della camorra"
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Presentazione del libro "L’impero della Camorra di Simone Di Meo - NAPOLI - Martedì 4 Marzo - ore 18,00 Con l’Autore intervengono: Giovanni Corona - magistrato - ex sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Napoli - Luigi Bobbio - magistrato - ex sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Napoli e già senatore della Repubblica - Modera: Giovanni Lucianelli - direttore di Forum Italia.
Nella Napoli soggiogata dalla violenza di Raffaele Cutolo e dalle disgrazie del terremoto del 1980 – nella regione in cui un discusso politico rapito dalle Brigate rosse viene liberato, mentre è ucciso il coraggioso capo della squadra mobile che sta indagando sul patto scellerato tra Stato e camorra – un giovane decide di diventare il capo incontrastato della Cupola.
Comincia così la carriera criminale di Paulo Di Lauro, “Ciruzzo ’o milionario”: il boss che, da un’anonima stradina del quartiere di Secondigliano, dichiara guerra ai clan più potenti della Campania. Venti anni dopo, lo Stato inserirà Di Lauro nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi di tutti i tempi, braccandolo in tre continenti. Ma intanto “Ciruzzo” vince le sue battaglie, disseminando di morti il suo cammino e accumulando, grazie alla droga, un patrimonio che non ha eguali nel mondo della criminalità organizzata: palazzi, casinò, supermercati, aziende di abbigliamento, boutique, complessi turistici e centri commerciali disseminati ovunque.
Un impero di paura, di sangue e di denaro sporco su cui “il re della camorra” regna incontrastato. Una guerra senza esclusione di colpi che oppone la criminalità organizzata napoletana a un manipolo di poliziotti coraggiosi: un’ininterrotta scia di sangue e omertà raccontati per la prima volta da un libro avvincente come un romanzo e inquietante come la verità.
Simone Di Meo, napoletano, 27 anni, giornalista professionista, è laureato in Scienze della comunicazione. Ha lavorato al quotidiano «Cronache di Napoli» e al network televisivo Italiamia, occupandosi dei principali fatti di cronaca nera e giudiziaria e, in particolare, delle guerre di camorra degli ultimi anni. Ha curato, per il canale satellitare Italiani nel mondo Channel (Sky 888), approfondimenti e speciali sulla criminalità organizzata, sullo scandalo calcio-scommesse e su fatti e personaggi della politica nazionale. Vicedirettore del mensile «ForumItalia» e addetto stampa del presidente della commissione Difesa del Senato, collabora con riviste economiche e politiche a diffusione nazionale .
martedì 4 dicembre 2007
"Partenope a tavola" di Giuseppe Giorgio
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Lunedì 10 dicembre alle ore 11.00 al Caffè Gambrinus
Sarà presentato il nuovo libro di Giuseppe Giorgio PARTENOPE A TAVOLA
Storia, canzoni, delizie, ricordi e locali celebri della Napoli di ieri e di oggi
Prefazione di Peppe Barra
Presentazione di Benedetto Casillo
ForumItalia edizioni
Prezzo di copertina euro 12.00
Distribuito a partire da dicembre in 10 mila copie nelle librerie e nelle edicole
Intervengono insieme all’autore
Pietro Gargano Caporedattore ed editorialista de Il Mattino
Giovanni Lucianelli Direttore Italiani nel mondo channel
Manlio Santanelli Autore Commediografo
gli attori e registi
Umberto Bellissimo e Maurizio Merolla
leggeranno alcuni brani tratti dal testo
Un fantastico viaggio nel tempo, per attraversare, sulla traccia delle sue canzoni, la Napoli delle antiche taverne, dei locali storici, delle specialità gastronomiche e dei personaggi che l’hanno resa grande negli anni e nella storia. Potrebbe essere questa la sintesi di “Partenope a tavola” il nuovo libro del giornalista e critico teatrale Giuseppe Giorgio. Animato dai ricordi della sua infanzia, dei luoghi e delle persone che l’hanno popolata, Giorgio, disegna i tratti di una Napoli fatta di grandi uomini venuti dal nulla e di imprese all’insegna dell’ospitalità e delle cose buone della gastronomia. Non si tratta di un libro di ricette ma di una raccolta di elementi rigorosamente storici inerenti una Napoli ora spagnola, ora capitale europea e borbonica, ora fatta di scugnizzi e gente che tenta di risorgere dai bombardamenti dell’ultima terribile guerra mondiale. Ricordando, dal Quattrocento ad oggi, le vicende legate ai luoghi che hanno reso celebre la nostra città nel mondo, Giorgio nel suo lavoro, dove non esita a parlare anche del suo amato teatro, incontra i personaggi della taverna del Cerriglio e quelli dello Scoglio di Frisio fino a giungere al cospetto dei frequentatori del glorioso caffè Gambrinus tra cui Salvatore Di Giacomo, Benedetto Croce, Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao. Illustrando la nascita delle specialità culinarie e dolciarie legate alla Napoli di sempre e collegandosi ai locali che le hanno rese popolari nel tempo e nella storia, l’autore da sempre studioso della grande epopea della Napoli delle dominazioni, riesce con una scrittura agile e sognante a delineare le immagini senz’età di una terra perennemente amata e scelta come luogo d’ispirazione e piacere fin dai tempi degli imperatori romani.
Lunedì 10 dicembre alle ore 11.00 al Caffè Gambrinus
Sarà presentato il nuovo libro di Giuseppe Giorgio PARTENOPE A TAVOLA
Storia, canzoni, delizie, ricordi e locali celebri della Napoli di ieri e di oggi
Prefazione di Peppe Barra
Presentazione di Benedetto Casillo
ForumItalia edizioni
Prezzo di copertina euro 12.00
Distribuito a partire da dicembre in 10 mila copie nelle librerie e nelle edicole
Intervengono insieme all’autore
Pietro Gargano Caporedattore ed editorialista de Il Mattino
Giovanni Lucianelli Direttore Italiani nel mondo channel
Manlio Santanelli Autore Commediografo
gli attori e registi
Umberto Bellissimo e Maurizio Merolla
leggeranno alcuni brani tratti dal testo
Un fantastico viaggio nel tempo, per attraversare, sulla traccia delle sue canzoni, la Napoli delle antiche taverne, dei locali storici, delle specialità gastronomiche e dei personaggi che l’hanno resa grande negli anni e nella storia. Potrebbe essere questa la sintesi di “Partenope a tavola” il nuovo libro del giornalista e critico teatrale Giuseppe Giorgio. Animato dai ricordi della sua infanzia, dei luoghi e delle persone che l’hanno popolata, Giorgio, disegna i tratti di una Napoli fatta di grandi uomini venuti dal nulla e di imprese all’insegna dell’ospitalità e delle cose buone della gastronomia. Non si tratta di un libro di ricette ma di una raccolta di elementi rigorosamente storici inerenti una Napoli ora spagnola, ora capitale europea e borbonica, ora fatta di scugnizzi e gente che tenta di risorgere dai bombardamenti dell’ultima terribile guerra mondiale. Ricordando, dal Quattrocento ad oggi, le vicende legate ai luoghi che hanno reso celebre la nostra città nel mondo, Giorgio nel suo lavoro, dove non esita a parlare anche del suo amato teatro, incontra i personaggi della taverna del Cerriglio e quelli dello Scoglio di Frisio fino a giungere al cospetto dei frequentatori del glorioso caffè Gambrinus tra cui Salvatore Di Giacomo, Benedetto Croce, Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao. Illustrando la nascita delle specialità culinarie e dolciarie legate alla Napoli di sempre e collegandosi ai locali che le hanno rese popolari nel tempo e nella storia, l’autore da sempre studioso della grande epopea della Napoli delle dominazioni, riesce con una scrittura agile e sognante a delineare le immagini senz’età di una terra perennemente amata e scelta come luogo d’ispirazione e piacere fin dai tempi degli imperatori romani.
lunedì 18 giugno 2007
"I cattivi", biografie dei boss della camorra
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Storie di cronaca e camorra raccontate attraverso la biografia di 15 tra i più grandi boss della malavita organizzata di Napoli e provincia. 15 diversi testi ognuno dedicato alla ricostruzione delle gesta di alcuni dei boss più noti alle forze dell’ordine e alla comunità, che insieme ad altri 10 libri, sulle faide e sulla storia dei clan camorristici, fanno parte di una collana dal titolo “I Cattivi”. L’opera intera, diretta da Giovanni Lucianelli, è stata presentata questa mattina a Napoli alla stampa dai due autori Simone Di Meo e Vittorio Falco, che hanno parlato del “primo Cattivo”, Eduardo Contini, la cui biografia viene raccontata appunto nel testo che apre la collana. La prossima uscita racconterà invece la vita del “re di Forcella” Luigi Giuliano, tra gli altri libri anche Giuseppe Misso, Raffaele Cutolo, Angelo Nuvoletta e Francesco Schiavone, il boss che in provincia di Caserta è riuscito, anche da latitante, a orientare per anni le scelte di politica e di economia locali. Solo conoscendo il male che più ha frenato la crescita sociale di Napoli, la città potrà riuscire davvero a risalire la china ha invece dichiarato il direttore della Collana Giovanni Lucianelli.
Storie di cronaca e camorra raccontate attraverso la biografia di 15 tra i più grandi boss della malavita organizzata di Napoli e provincia. 15 diversi testi ognuno dedicato alla ricostruzione delle gesta di alcuni dei boss più noti alle forze dell’ordine e alla comunità, che insieme ad altri 10 libri, sulle faide e sulla storia dei clan camorristici, fanno parte di una collana dal titolo “I Cattivi”. L’opera intera, diretta da Giovanni Lucianelli, è stata presentata questa mattina a Napoli alla stampa dai due autori Simone Di Meo e Vittorio Falco, che hanno parlato del “primo Cattivo”, Eduardo Contini, la cui biografia viene raccontata appunto nel testo che apre la collana. La prossima uscita racconterà invece la vita del “re di Forcella” Luigi Giuliano, tra gli altri libri anche Giuseppe Misso, Raffaele Cutolo, Angelo Nuvoletta e Francesco Schiavone, il boss che in provincia di Caserta è riuscito, anche da latitante, a orientare per anni le scelte di politica e di economia locali. Solo conoscendo il male che più ha frenato la crescita sociale di Napoli, la città potrà riuscire davvero a risalire la china ha invece dichiarato il direttore della Collana Giovanni Lucianelli.
lunedì 26 marzo 2007
Valter De Maggio. La mia passione per il calcio
Intervista al collega Valter De Maggio sul sito Telegiornaliste.com. Valter mi ha riempito di gioia parlando di me.
Valter De Maggio, nato a Napoli, è giornalista dal 1992.
Dal 1990 lavora in emittenti radiofoniche e televisive nazionali e regionali. Da quattro anni conduce su Radio Kiss Kiss Napoli il programma Radio Goal, contenitore dedicato al calcio. Ha commentato le partite del Cervia nel reality di Italia1 Campioni.
Come ha iniziato a fare il giornalista?
«In un’agenzia di stampa sportiva, la Rotopress. Da lì sono venuti fuori tanti giornalisti in gamba… Speriamo bene!».
Ha lavorato molti anni in radio...
«Da oltre sedici anni, una passione meravigliosa, una palestra fondamentale per la mia crescita professionale. Attualmente sono impegnato a Radio Kiss Kiss Napoli, dove conduco Radiogoal, tutti i giorni dalle 13.00 alle 16.00».
Quali sono le differenze tra il giornalismo radiofonico e quello della carta stampata?
«Ho avuto modo di collaborare con il Roma ed il Giornale di Napoli: ovvio che tra radio e carta stampata c’è molta differenza. In radio lavori sul tempo reale, hai poco spazio per approfondire una notizia, devi avere fiuto, fiato e... Un pizzico di fortuna».
Ha commentato le partite del Cervia per il reality show Campioni su Italia1. Come è approdato a Mediaset?
«Due anni fa ho ricevuto la proposta di commentare le gare del Cervia, a proposito di fortuna… non era ancora iniziato il campionato del Napoli, ero libero e così ho accettato con grande entusiasmo».
Piersilvio Berlusconi ha voluto fortemente quel particolare tipo di reality perché gli italiani sono un popolo di appassionati di calcio. Ritiene che questo connubio tra sport e reality sia un esperimento riuscito?
«Assolutamente sì, si respirava un’aria stupenda intorno al Cervia, famiglie e bambini allo stadio, è uno spot meraviglioso per il nostro calcio».
Un luogo comune: i giornalisti sportivi sono meno preparati degli altri. Conferma?
«Non confermo… anzi! C’è moltissima concorrenza, per arrivare a certi livelli, c’è bisogno di un’altissima specializzazione».
Chi sono stati i suoi maestri di giornalismo, i suoi modelli?
«Stimo moltissimo Sandro Piccinini, lo ritengo in assoluto il numero uno tra i giornalisti tv e tra i telecronisti. Mi ha insegnato molto, così come mi hanno insegnato molto Giovanni Lucianelli, Antonio Sasso e Mimmo Malfitano».
Quale personaggio, incontrato nella sua carriera, l’ha colpita maggiormente?
«Pippo Baudo, una disponibilità ed una umiltà incredibili: lo ritengo il grande maestro della tv».
Quali sono le doti che deve avere un giornalista? Quale consiglio darebbe a chi sogna di fare questo mestiere?
«Essere sempre imparziale, avere le proprie idee e portarle avanti. Un consiglio? Non demordere mai!».
Valter De Maggio, nato a Napoli, è giornalista dal 1992.
Dal 1990 lavora in emittenti radiofoniche e televisive nazionali e regionali. Da quattro anni conduce su Radio Kiss Kiss Napoli il programma Radio Goal, contenitore dedicato al calcio. Ha commentato le partite del Cervia nel reality di Italia1 Campioni.
Come ha iniziato a fare il giornalista?
«In un’agenzia di stampa sportiva, la Rotopress. Da lì sono venuti fuori tanti giornalisti in gamba… Speriamo bene!».
Ha lavorato molti anni in radio...
«Da oltre sedici anni, una passione meravigliosa, una palestra fondamentale per la mia crescita professionale. Attualmente sono impegnato a Radio Kiss Kiss Napoli, dove conduco Radiogoal, tutti i giorni dalle 13.00 alle 16.00».
Quali sono le differenze tra il giornalismo radiofonico e quello della carta stampata?
«Ho avuto modo di collaborare con il Roma ed il Giornale di Napoli: ovvio che tra radio e carta stampata c’è molta differenza. In radio lavori sul tempo reale, hai poco spazio per approfondire una notizia, devi avere fiuto, fiato e... Un pizzico di fortuna».
Ha commentato le partite del Cervia per il reality show Campioni su Italia1. Come è approdato a Mediaset?
«Due anni fa ho ricevuto la proposta di commentare le gare del Cervia, a proposito di fortuna… non era ancora iniziato il campionato del Napoli, ero libero e così ho accettato con grande entusiasmo».
Piersilvio Berlusconi ha voluto fortemente quel particolare tipo di reality perché gli italiani sono un popolo di appassionati di calcio. Ritiene che questo connubio tra sport e reality sia un esperimento riuscito?
«Assolutamente sì, si respirava un’aria stupenda intorno al Cervia, famiglie e bambini allo stadio, è uno spot meraviglioso per il nostro calcio».
Un luogo comune: i giornalisti sportivi sono meno preparati degli altri. Conferma?
«Non confermo… anzi! C’è moltissima concorrenza, per arrivare a certi livelli, c’è bisogno di un’altissima specializzazione».
Chi sono stati i suoi maestri di giornalismo, i suoi modelli?
«Stimo moltissimo Sandro Piccinini, lo ritengo in assoluto il numero uno tra i giornalisti tv e tra i telecronisti. Mi ha insegnato molto, così come mi hanno insegnato molto Giovanni Lucianelli, Antonio Sasso e Mimmo Malfitano».
Quale personaggio, incontrato nella sua carriera, l’ha colpita maggiormente?
«Pippo Baudo, una disponibilità ed una umiltà incredibili: lo ritengo il grande maestro della tv».
Quali sono le doti che deve avere un giornalista? Quale consiglio darebbe a chi sogna di fare questo mestiere?
«Essere sempre imparziale, avere le proprie idee e portarle avanti. Un consiglio? Non demordere mai!».
venerdì 13 ottobre 2006
Emergenza rifiuti in Campania
Clicca per ascoltare la puntata di Baobab.
Ospiti: Giovanni Lucianelli, direttore editoriale di Cronache di Napoli; Fabio Chiosi, presidente municipalità di Chiaia; Giampaolo De Rosa, assessore all'ambiente della municipalità Vomero - Arenella.
Ospiti: Giovanni Lucianelli, direttore editoriale di Cronache di Napoli; Fabio Chiosi, presidente municipalità di Chiaia; Giampaolo De Rosa, assessore all'ambiente della municipalità Vomero - Arenella.
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lunedì 17 luglio 2006
Industria del falso sostituisce il contrabbando
"La contraffazione viene spesso considerata, a torto, un reato minore, ma è proprio dalle ramificazioni di tali sistemi economici che la criminalità organizzata riesce a prendere il sopravvento sulle attività legali". Lo ha detto il direttore editoriale di "Cronache di Napoli", Giovanni Lucianelli all'agenzia stampa ADN Kronos commentando l'intervista realizzata dal collega Simone Di Meo al procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. Nell'intervista Grasso afferma che ''l'industria del falso ha preso il posto del contrabbando a Napoli''. "La camorra in doppiopetto è il nuovo fronte della lotta antimafia a Napoli - ha concluso Lucianelli - e l'impegno di 'Cronache di Napoli' nel raccontarne le dinamiche, non solo criminali, ma anche socio-economiche, testimoniano l'attenzione al fenomeno".
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venerdì 7 aprile 2006
Diliberto contro sindaco e Bassolino
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Facciamo paura a Berlusconi ma anche a Bassolino». Oliviero Diliberto ha chiuso la campagna dei comunisti italiani con una dura intervista a "Italia Mia 2", nella trasmissione "Faccia a faccia" condotta da Giovanni Lucianelli, e con un comizio in un cinema della Ferrovia: «L' amicizia con Antonio Bassolino si è persa nel tempo. Quando lo chiamo non dà risposte e continuiamo ad appoggiare con difficoltà questa maggioranza di centrosinistra in Campania. L' unica Regione in cui non abbiamo assessori nei tre enti principali, da via Santa Lucia alla Provincia fino al Comune di Napoli. L' anomalia, evidentemente, è la Campania, non siamo certamente noi. Anomalia evidentemente rappresentata da chi sistematicamente esclude i comunisti italiani dal governo delle città e della regione. Evidentemente facciamo paura anche a Bassolino». Critico, Diliberto, anche sul metodo che ha portato alla ricandidatura di Rosa Russo Iervolino: «Per la scelta del sindaco la soluzione ideale sarebbero le consultazioni primarie ma Democratici di sinistra e Margherita le evitano perché hanno paura. A questo punto è opportuno sedersi attorno a un tavolo per la decisione». Polemico anche sugli ultimi giorni di campagna elettorale dell' Unione: «è stata pessima perché anche nel centrosinistra si è troppo inseguito Berlusconi. Lui parlava di casa e tutti a parlare di casa. Parlava di Bot, e tutti a parlare di Bot, parla di Ici e tutti parlano di Ici. In campagna elettorale io ho cercato di non seguire il gioco ma spiegare come sta l' Italia e cosa faremo se vinceremo le elezioni». Poi un affondo sul centrodestra: «La Casa delle cosiddette libertà può chiudere dove gli pare la campagna elettorale, ma per il Mezzogiorno non hanno fatto niente e se ne accorgono l' ultimo giorno». Diliberto ha poi chiarito che farà il ministro: «Se il centrosinistra dovesse vincere le elezioni non tornerò a fare il Guardasigilli come ha ipotizzato Cossiga, né intendo ricoprire altri incarichi di governo. Voglio continuare a fare il segretario del partito perché ritengo che il Pdci abbia ancora bisogno di me». Sull' unione con i Verdi nelle liste del Senato Oliviero Diliberto ha infine sottolineato: «Dobbiamo bilanciare a sinistra l' asse dell' Unione. Con il partito di Pecoraro Scanio volevamo allearci anche alla Camera e volevamo farlo anche con Rifondazione comunista, sono certo che avremmo preso un mucchio di voti. Da quindici anni a sinistra si litiga soltanto e mi sono stancato di ripetere la mia idea di provare a rimetterci insieme».
Facciamo paura a Berlusconi ma anche a Bassolino». Oliviero Diliberto ha chiuso la campagna dei comunisti italiani con una dura intervista a "Italia Mia 2", nella trasmissione "Faccia a faccia" condotta da Giovanni Lucianelli, e con un comizio in un cinema della Ferrovia: «L' amicizia con Antonio Bassolino si è persa nel tempo. Quando lo chiamo non dà risposte e continuiamo ad appoggiare con difficoltà questa maggioranza di centrosinistra in Campania. L' unica Regione in cui non abbiamo assessori nei tre enti principali, da via Santa Lucia alla Provincia fino al Comune di Napoli. L' anomalia, evidentemente, è la Campania, non siamo certamente noi. Anomalia evidentemente rappresentata da chi sistematicamente esclude i comunisti italiani dal governo delle città e della regione. Evidentemente facciamo paura anche a Bassolino». Critico, Diliberto, anche sul metodo che ha portato alla ricandidatura di Rosa Russo Iervolino: «Per la scelta del sindaco la soluzione ideale sarebbero le consultazioni primarie ma Democratici di sinistra e Margherita le evitano perché hanno paura. A questo punto è opportuno sedersi attorno a un tavolo per la decisione». Polemico anche sugli ultimi giorni di campagna elettorale dell' Unione: «è stata pessima perché anche nel centrosinistra si è troppo inseguito Berlusconi. Lui parlava di casa e tutti a parlare di casa. Parlava di Bot, e tutti a parlare di Bot, parla di Ici e tutti parlano di Ici. In campagna elettorale io ho cercato di non seguire il gioco ma spiegare come sta l' Italia e cosa faremo se vinceremo le elezioni». Poi un affondo sul centrodestra: «La Casa delle cosiddette libertà può chiudere dove gli pare la campagna elettorale, ma per il Mezzogiorno non hanno fatto niente e se ne accorgono l' ultimo giorno». Diliberto ha poi chiarito che farà il ministro: «Se il centrosinistra dovesse vincere le elezioni non tornerò a fare il Guardasigilli come ha ipotizzato Cossiga, né intendo ricoprire altri incarichi di governo. Voglio continuare a fare il segretario del partito perché ritengo che il Pdci abbia ancora bisogno di me». Sull' unione con i Verdi nelle liste del Senato Oliviero Diliberto ha infine sottolineato: «Dobbiamo bilanciare a sinistra l' asse dell' Unione. Con il partito di Pecoraro Scanio volevamo allearci anche alla Camera e volevamo farlo anche con Rifondazione comunista, sono certo che avremmo preso un mucchio di voti. Da quindici anni a sinistra si litiga soltanto e mi sono stancato di ripetere la mia idea di provare a rimetterci insieme».
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domenica 26 marzo 2006
Diversamente abili: ricchezza per il welfare e risorsa per le imprese
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Venerdì 31 marzo introdurrò un convegno che ha come tema l'importanza dei diversamente abili nello sviluppo delle aziende che li assumono.
Venerdì 31 marzo 2006, dalle ore 9:00 alle ore 13:00, a Napoli - Maschio Angioino (Antisala dei Baroni) - Piazza Municipio, si terrà un convegno sul tema: "Diversamente abili: uomini e donne pronti a contribuire allo sviluppo delle aziende che li assumono e ad alleggerire il carico che grava sul Welfare".
Per questo l’impegno dell’Anida onlus punta a ottenere la piena applicazione della legislazione vigente, a cominciare dalla legge 68/99.
Solo se Regione, Asl, Province e imprese applicheranno correttamente la legge, a cominciare da diagnosi funzionali efficaci e riproducibili, i diversamente abili diventeranno una ricchezza per il Welfare e una ricchezza per le aziende.
Su questo tema l’Anida Onlus ha organizzato un convegno confronto con Istituzioni e imprese, che sarà un importante momento di riflessione e offrirà significative testimonianze di diversamente abili napoletani.
Al convegno, introdotto da Giovanni Lucianelli (direttore editoriale di Cronache di Napoli e direttore di Italiamia), intervengono Giuseppe Sannino (presidente dell’Anida Onlus), l’avv. Ernesto Freda (responsabile settore legale dell’Anida Onlus), sig. Luigi Esposito (segretario dell’Anida Onlus).
Inoltre, hanno garantito la loro partecipazione: ing. Vincenzo Greco (delegato all’Education dell’Unione Industriali di Napoli), dott. Silvio Apparente (esperto Diagnostica funzionale dell’Asl Napoli 1), On. Erminia Mazzoni (vicepresidente dell’Udc), On. Rosa Russo Iervolino (sindaco di Napoli), Sen. Salvatore Lauro (candidato sindaco di Napoli), dott. Franco Malvano (candidato sindaco di Napoli), prof. Raffale Tecce (assessore Politiche sociali del Comune di Napoli), prof. Angelo Montemarano (assessore regionale alla Sanità), Luciano Passariello (consigliere regionale), Luigi Rispoli (consigliere provinciale di Napoli), Ciro Signoriello (consigliere comunale di Napoli).
Sono stati altresì invitati ad intervenire: dott. Gianni Lettieri (presidente Unione Industriali di Napoli), dott. Emilio Alfano (presidente Api Napoli), cav. Gaetano Cola (presidente Camera di Commercio di Napoli), dott. Dario Scalella (presidente Confai Napoli); on. Aldo Perrotta (parlamentare Forza Italia), on. Andrea Annunziata (parlamentare Margherita), on. Antonio Pezzella (parlamentare Alleanza
Nazionale), on. Antonio Bassolino (presidente Regione Campania), on. Alessandrina Lonardo (presidente Consiglio Regionale), on. Salvatore Ronghi (vicepresidente Consiglio Regionale), sig. Corrado Gabriele (Assessore regionale al Lavoro), sig. Giuseppe Sagliocco (presidente Commissione regionale Diversamente abili), dott. Franco Minicucci (direttore Medicina legale Asl Napoli 1), dott. Riccardo Di Palma (presidente Provincia di Napoli), prof. Maurizio. Sibilio (assessore provinciale Politiche Sociali), dott. Giulio Riccio (assessore provinciale al Lavoro), Mario Esposito (candidato sindaco di Napoli).
venerdì 24 marzo 2006
"Anomalo che il Napoli non stia in A"
Nel corso di un'intervista al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi c'è stata l'occasione di scambiare due chiacchiere anche sul Napoli. Berlusconi ha espresso la sua opinione che ha scatenato qualche polemica...
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